mercoledì 23 giugno 2010

A proposito del liberismo

buongiorno Paolo,

effettivamente gli aspetti che hai passato in rassegna confluiscono tutti in un unico collo di bottiglia: quale sarà il futuro della nostra società? credo che, sebbene l'Italia sia un paese che provi a proiettarsi verso un futuro progressista, cercando di entrare a far parte di quella cerchia di accoliti del capitalismo americano, essa stessa mantiene in se delle caratteristiche tali da non consentirle di perdere quel tipico stampo "pubblicistico" tanto caro al vecchio sistema. Il posto pubblico, la tangente, il politico corrotto, la raccomandazione, l'università blindata da vecchi soloni, la pubblica amministrazione e la sanità che sono prevalentemente sotto l'egida di pochi controllori, il sistema bancario e finanziario che cerca di assumere connotati europei, internazionali, ma che - come indicavi tu stesso - evidenzia falle di cui l'ex Governatore Fazio ne è stato l'emblema.

Evidentemente io posso fornirti alcune informazioni di carattere tecnico perchè sono quelle che conosco meglio. Le valutazioni sul caso Parmalat sono state ampiamente passate in rassegna da moltissimi giornalisti ancora prima di me: semplicemente un grande gruppo bancario ha finanziato il gruppo alimentare; una volta resosi conto che la società aveva delle notevoli difficoltà di liquidità e che non sarebbe stata in grado di ripagare il debito contratto, il gruppo bancario l'ha supportata nell'effettuare un'emissione obbligazionaria. In questo modo, questo ha non solo ottenuto il pagamento delle commissioni lucrate per l'organizzazione dell'operazione, ma con la liquidità ottenuta dal mercato, a seguito dell'emissioni di obbligazioni sottoscritte dai risparmiatori direttamente e indirettamente attraverso quote di fondi di investimento (come corporate bond), si è "messo al sicuro", scaricando il debito che il gruppo alimentare aveva contratto con lo stesso sul mercato. Cioè sui risparmiatori. In poche parole l'emissione obbligazionaria è stata studiata a tavolino dal gruppo bancario per non far parte di quella schiera di creditori che avrebbero fatto i conti con un gruppo industriale che, sebbene in utile, aveva delle falle di liquidità che l'hanno poi posta in amministrazione straordinaria.

Ma di situazioni illecite ne sono emerse anche delle altre, vedi la vicenda Fiorani.

Quanto alla tua posizione sulla Cina sono anche io consapevole che in questo Paese, ora assunto come esempio dello sviluppo economico a due cifre, manchino completamente difese sociali per i lavoratori. Così come mancano ancora in Paesi europei dell'est i quali, sebbene facciano parte dell'UE, hanno paghe salariali nettamente inferiori a quelle italiane e questo, ovviamente, comporta che molte imprese produttive italiane preferiscano trasferire la produzione altrove, dove il costo unitario del prodotto è considerevolmente più basso. Ci avevano assicurato che nel medio periodo si sarebbe determinato un adeguamento salariale. Non è avvenuto, evidentemente.

In Italia secondo me, quindi, sarebbe preferibile parlare davvero di meta-capitalismo. Non abbiamo una cultura adeguata. Forse è un bene. Abbiamo falle sociali che devono essere curate e il contesto sociale deve essere adegatamente informato.

Un mercato forma prezzi adeguati al rischio se dispone di tutte le informazioni. Se, quindi, ogni cittadino disponesse di informazioni complete, esaustive, corrette e oggettive formerebbe quella propria coscienza che gli consentirebbe, così, di saper discriminare, di saper decidere, di saper scegliere con cognizione e virtù. Ho l'impressione che manchi l'istruzione, quindi, la cultura.

Spero ancora nell'esistenza di piccoli paradisi sociali che trovano nella famiglia il proprio naturale interlocutore. Offrire ai propri figli esempi morali è il primo passo da compiere.

Non sono una persona che si arrende facilmente. Sostengo, però, che sovvertire taluni sistemi radicati e incancreniti sia necessario avviare prima una rivoluzione culturale.

Una coscienza sociale parte dall'educazione. Senza, però, trascendere, negli estremismi. Informazione leale e oggettiva per la libertà di scelta e decisione.

ciao



Ciao Laura,

sono di nuovo in contrasto con te, la tua linea è tanto saggia quanto idealista, mi sembra tu sia influenzata dal liberismo classico che da Adam Smith si ripercuote inspiegabilmente ad oggi. L’economista scozzese, evidentemente trasportato dalla propulsione illuministica, tracciò un quadro dove un mercato libero di liberi popoli avrebbe inevitabilmente ridistribuito i suoi profitti equamente a tutti, indotto dall’eticità e giustizia insita nell’uomo e nelle sue costruzioni sociali e concorrenziali.

Questa linea teorica che tanto è attualmente considerata, sfugge oggi per licenziabilità, all’ora per questione temporale, all’immensa mole di lavoro di Marx ed alla sua analisi dettagliata e rivelatrice del modus operandi del Capitale, che in quanto tale è votato ontologicamente allo sfruttamento ed è inevitabile che la condizione sociale non possa essere un fine ma bensì semplice mezzo per ottenere il fine privato ultimo dell’appropriazione indebita.

Ugualmente fai tu astraendo dalla realtà empirica del Capitalismo,

precognizzando speranze in un mercato romanticamente gestibile in virtù di una libera scelta dettata da un potere culturale,

quindi quand’anche mai si raggiungesse una condizione di così elevata caratura, tu comprendi che, fermo restando l’accezione Capitalistica avremmo solo variato latitudine allo sfruttamento della depravazione produttivistica e se così facendo non potremmo senza dubbio assurgere alla massima di kantiana memoria quale che “la tua volontà possa elevarsi a legge universale” , ci troveremmo daccapo in un contesto di assurda predominanza verso intere popolazioni assoggettate alle nostre vicissitudini, spostiamo gli assi ma l’edificio è in piedi.

E’ per questo che torno alla mia totale avversione a questo Sistema ed alla sua irriformabilità,

la Rivoluzione non serve solamente culturale.

Per ultimo, da quel che ti conosco comprendo la tua combattività ma l’impressione che sarà comunque l’entourage a riassorbirti e si adopererà, al che tu ti assoggetti ai loro dettami, credo e spero tu possa spostare la tua conoscenza e la tua costruttiva alienazione a formazione di nuovi obiettivi comuni.

Ciao,

Paolo



ciao Paolo,

effettivamente abbiamo visioni diverse. Non credo di essere assoggettata al sistema, ma l'unica soluzione per cambiarlo sarebbe una rivoluzione. Pomigliano mi dà stamattina il segno che nemmeno la classe sociale che per propria natura dovrebbe essere contrapposta, in modo civile, al capitale, si sia difesa. L'accettazione di quelle ridicole quanto avvilenti condizioni, rende veramente poca giustizia e merito alle lotte che sindacalisti come Lama (di cui mio padre era collaboratore) hanno portato avanti nel corso degli anni '70.

Resto dell'opinione che manchi istruzione e cultura sociale. Resto dell'opinione che assistiamo alla diffusione dell'egoismo primordiale: auto nel garage, mare ad agosto e partita di calcio la domenica e tutto il resto può fottersi!


A presto

un caro saluto

laura

lunedì 21 giugno 2010

Essere o avere

Che fare?
Incominciare a finirla di non fare,finirla con l'individualismo per crearsi una posizione nel contasto di queste
società vuote.
La consapevolezza di chi siamo ed inserirlo in una soggettività collettiva atta alla creazione di un nuovo benessere
a condizione del quale si possa trovare l'Essenza della vita e creare quell'antagonismo a demolizione
dell'idea di coloro che ci ordinano cosa siamo, un numero, un'equazione matematica equilibrata alla creazione di immense ricchezze
per pochi e al contempo l'innescarsi di una catena di inutili beni materiali che portano le genti nel contestualizzarsi
in essi ed essere quindi quei miseri oggetti,l'ambito risultato finale di creare un uomo che si ricerca
nient'altro che nell'avere, una ricerca continua nel nulla dato dal continuo studiato vortice di continui ed
inutili imput.
Fermarsi e chiedersi del perchè..

domenica 20 giugno 2010

art.41

ART. 41 della Costituzione Italiana
L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere i
...ndirizzata e coordinata a fini sociali.
Questo è l'articolo che vogliono toccare in virtù di un'adeguamento al sistema concorrenziale....Che si fottano

venerdì 18 giugno 2010

La crisi e la menzogna 2

Appendice


ciao Paolo,
ho avuto modo di leggere il tuo "breve" contributo sul blog.
Mi permetto di fare un'unica osservazione: c'è un pochino di confusione. Non credo sia possibile ascrivere dirretamente all'accordo di Basilea 2 la responsabilità della crisi finanziaria. Sono d'accordo nel sostenere che pochi managers siano stati in grado, attraverso operazioni di finanza creativa (i.e. securitisation dei mutui, piuttosto che dei c.d. bad loans) e bonus collegati ai risultati trimestrali, di mettere in ginocchio il sistema finanziario mondiale e che abbiano anche avuto la capacità di uscirne indenni, ma questo non rimanda un collegamento diretto con l'obbligo esistente in capo alle banche, in particolare, di accantonare del capitale per far fronte ai rischi. Ti anticipavo, infatti, che per i rischi di credito (i.e. il debitore non rimborsa alla scadenza il prestito), di mercato (variazione negativa del valore dei titoli/partecipazioni detenute in portafoglio) e operativo (perdite provocate da errori umani, disfunzioni, ecc) gli intermediari fin.ri siano obbligati a detenere una quota di capitale obbligatoria (core tier 1) a cui i regulators richiedono poi di aggiungervi un ulteriore quota per prudenza; inoltre, per tutti gli altri rischi non quantificabili (r. di liquidità, reputazionale, di compliance, legale) gli intermediari sono obbligati ad istituire dei presidi organizzativi di controllo (internal audit, funzione di compliance, risk management). Sicuramente è stato trascurato il rischio di liquidità e l'effetto leva dei derivati utilizzati per realizzare operazioni quanto meno discutibili. Esiste, inoltre, un certo collegamento tra il processo di sviluppo economico che sta interessando i Paesi c.d. emergenti (soprattutto la Cina) e quelli avanzati. Si dice, tra l'altro, che sia stata proprio la Cina ad ingenerare un vortice spaventoso: la notevole ricchiezza accumulata in questi recenti anni è stata indirizzata verso investimenti internazionali (prevalentemente Europa e America), ma ovviamente trattandosi di un ammontare di capitale enorme, pretendevano ritorni particolarmente elevati. La seconda regola della finanza sostiene,infatti, che maggiore il rendimento, maggiore il rischio. La Cina pretendeva ritorni adeguati al capitale investito.Il tuo punto di vista, secondo la mia modesta opinione, è evidentemente inficiato dalla tua estrazione politica, dalla volontà di disconoscere un ipercapitalismo che si spinge verso il meta-capitalismo. Ma, allora, dovremmo mettere in discussione il modello di famiglia che si spinge sempre più verso l'espressione esteriore e che impone sempre più di evidenziare la ricchezza, magari a detrimento di valori veri. Questo pure innesca il meccanismo del debito, non credi?Sono anche convinta che posizioni estremistiche non conducano a nessun risultato se non quello di spaccare ulteriormente a metà punti di vista che per natura sono opposti. La contrapposizione tra classi sociali è sempre esistita. Direi che piuttosto di incazzarsi perchè qualche stronzo, come è sempre avvenuto, abbia fatto il ladro sarebbe il caso di concentrarsi sull'incapacità della classe dirigente politica (tutta, nessuno escluso) di tutelare gli interessi di noi giovani e delle nostre prospettive di futuro.
Resto comunque a disposizione per ogni altra eventuale osservazione.
buonagiornata
laura




Ciao Laura,
ti dico subito che la mia classe '72 non mi vede più tanto "giovane" ed è quindi al futuro di Diego che si incentrano le mie ricerche.Apprezzo molto la tua delucidazione per un profano come me sul modus in cui opera il Sistema bancario,ma ho l'impressione che sia un pò asettica, quantomeno fredda nella sua esposizione algebrica,tralascia drasticamente il contesto, di chi e di cosa benefici di queste risultanze, di quell'Organizzazione vincentenella Storia, che ha tutto l'interesse nel perpetuarsi, di contro si adopera alchè questo si realizzi devastando tutto ciò che si frappone al suo cammino.Vengo al dunque, non credo che la possibilità di "pochi managers" di "inginocchiare" un Sistema sia la patologia, ma bensì sono solo il sintomo della metastasi,mi viene in mente il caso Parmalat e l' apatia della Banca d' Italia dinnanzi ad una mobilitazionefinanziaria palesemente improbabile nel contesto della piccola società emiliana;l' ambiguo comportamento del Governatore Fazioin seno alle acquisizioni, al fatto stesso che sino alla sua inscrizione nel Registro degli indagatiquesta figura potesse ricoprire la carica a vita,una sorta di intoccabile, qual'è l'Istituzione essenziale in esseread una democrazia che possa mantenere una struttura così gerarchica è presto detto, nessuna, la Banca d'Italiatu mi insegni è una struttura privata,la partecipazione pubblica è espressa in una percentuale infinitesimale (5%).Per questo sono certo ci saranno pagine di numeri a denunciarne la validità formale, ma non la valenza politica,parlo del conio, in legida ai suddetti, ed al signoraggio risultante nell' opera di sconto alla Entità Statale,e penso alle valutazioni espresse dai Governatori,enunciate a verso di Enciclica, voce del redentore al cospetto delle masse imbellie macchiate del peccato originale.Figuriamoci sono Ateo e convinto assertore della laicità delle strutture pubblico/sociali di qualsivoglia titolo,restio evidentemente al soggiogarmi di fronte ai nuovi predicatori del Dio denaro.Che queste proporzioni ora siano eredità della BCE non inficia il discorso ma ne varia solo le proporzioniTi ho portato velocemente questi esempi, tralasciando gli USA con i suoi oligopoli padroni del Congresso o le sue socitàdi reting per ritornarci magari in seguito, per mettere in rilievo l'accezione della degenerazione del Capitalismo non è operadi pochi ma la sua stessa essenza.Come vedi alla mia "confusione"ho aggiunto altri tasseli, che come Basilea 1-2 fanno parte di un complicato mosaico del quale non ho lacapacità di ricostruzione dettagliata ma cerco di vederne la sua astrazione compiuta, che parla di una globalizzazionedevastante che getta lentamente già durante il secolo passato le sua fondamenta per poi divampare con una velocità dirompente,un'incendio che fa cenere di culture, etnie, religioni, classi, ideologie, una sorta di distruzione mirata al rifacimentodi uno scenario piatto, inconsistente,così drammaticamente eguale e fine a se stesso, lo scenario di un'Occidente usurpatoreche nella sua frenesia produttivistica sta inesorabilmente minando il futuro dei nostri bimbi.Non sono un catastrofista, ma credo fortemente che un domani migliore possa delinearsi solo su basi marxiste, non negli assolutismi dogmaticima della sua evoluzione, così che pssa essere sempre attuale l'utopia della liberazione dell' Essere.E' con questa "astrazione politica" che mi trovo a fare i conti, con questa che vedo il "detrimento di valori veri" che tu mi suggerisci,una conditio sine qua non di queato Sistema malato e morente.Vorrei tornare sulla Cina, è interessante il punto che metti in risalto in seno agli ingenti capitali immessi sul mercato, ma anche quidebbo chiederti di fare un passo indietro per focalizzare l'attenzione su un passaggio tantomeno insidioso, l'accettazione nella WTOdi una cultura da noi così lontana, di un sistema sociale in una realtà pre-capitalista senza alcuna reticenza, non parlo di dazi o quant'altroma della completa assenza di garanzie, almeno dei diritti umani, quelli che sulla carta sono riconosciuti unanimementedalle mOrganizzazioni Internazionali, tralascio volutamente per sintesi la Realpolitik che ci racconta del debito Americano,delle possibilità di veto nelle discussioni fronte ONU, ed una posizione propinente al livello geopolitico,questioni con le quali si coinvive da sempre, così da incentrarmi su come il Capitale Occidentale si sia gettato incurante in quella struttura produttivapre-moderna concentrata nello sfruttamento della mano d'opera senza tutele alcune, questa continua espanzione di luxemburghianamemoria che anche in Europa vede debordare il Capitale sino ad i confini più remoti, devastando Culture e Storie ingenerando nonun virtuoso scambio interculturale multietnico, culla di speranza di Pace, ma un'appiattimento generalizzato alla mera produzione ed al fallace consumo,gretto principio che alimenta odi e violenze.Queste procedimenti si innescano oltre che per gli immediati profitti, anche ed aggiungerei soprattutto, primo per un calmieraggio salariale del comparto produttivo Occidentale, poi per l'annullamento del conflitto sociale interno alle nostre democrazie che tanto ha dato ad esse (la Fiat è esempio odierno su come il Capitale vuole muoversi) un'arresto forzato dell'evoluzione,che porterebbe ad una contrattazione dell'apparato tecnologico tanto inviso al Capitale che a ragione ci legge la sua dipartita.Mi riferisco al sistema tecnologico che E.Severino ci suggerisce, che fa del futuro una presenza ingombrante, lo sviluppo della sapienza cognitiva abinata a possibilità di calcolo e sviluppo dato dai sistemi computerizzati che apre scenari ed interpretazioni più coinvolgenti, quali potrebbero essere la fine dell'alienazione dal lavoro, la fine del lavoro stesso come oggi lo conosciamo, basato sullo sfruttamento dell'uomo a beneficio specifico della proprietà privata dei mezzi di produzione, è questo che l'attuale governance mondiale sta rallentando, cercando di dominarlo.Il suo modus operandi si è palesato concretamente con questa crisi che ha la sua crisalide nel sovvenzionamento debitorio del consumismo Occidentale oramai immerso nel post-modernismo ed i suoi gagli tecnologici.La evidenza dell'inadeguatezza culturale di questa classe politico-dirigenziale sta nelle soluzioni che si vanno delineandonei piani finanziari, che evidenziano oltremodo il loro asservimento al Capitalismo lasciando intatte le strutture mondiali ed adoperandosi ad un livellamento al ribasso delle classi piccolo borghesi e proletarie.Mi spiace essermi dilungato oltremodo ma i punti toccati hanno una capacità di sviluppo che ti assicuro questa non è che la estrema sintesi, è evidente che la situazione richiede una analisi attenta, quasi maniacale, sul solco gramsciano credo che per giungere ad una prassi rivoluzionaria occorra una minuziosa inelleggibilità della Storia, tanto di quella passata che di quella che ci circonda ed al risvolto futuro, se di questo vogliamo esserne parte attiva.La semplificazione a sterili forme algebriche porta a rezioni inevitabili,forme altrettanto sterili che pericolose,quale la nascita dei nuovi nazionalismi ottusi o beceri razzismi fascistoidi, di questo ne siamo testimoni oggi in Belgio come in Olanda o come all'interna demenziale Lega Nord, opzioni che ci reimmergono in un passato tanto caro al Capitalismo.

Ringrazio Laura per la collaborazione


martedì 8 giugno 2010

In breve

La mia idea è di chiara influenza marxista, con delle divagazioni alla filosofia severiniana e un'occhio benevolo al movimento noglobal.detto ciò credo, in breve,che le destre,o meglio la classe padronale,dall'interpretazione del dilemma sessantottino,ignaro ad una sinistra operaista, dalla vittoria del Capitalismo liberista sul dogmatico Capitalismo Sovietico,hanno portato ad oggi il Capitale alla massima potenza fino ad ora conosciuta.La ricerca del massimo profitto e la totale resa della Politica nel convogliare il tutto in una direzione sociale,ha innescato delle dinamiche da produzione di beni materiali, delocalizzati in zone a basso costo mano d'opera da una parte,e dall'altra ad una dirompente innovazione tecnologica nell'Occidente che porta ad una radicale deintustrializzazioneper sfruttare nuovi panorami del lavoro cognitivo.Questo scompensa inesorabilmente la circolazione nei paesi ricchi,dove si ricorre per evitare crisi recessive al credito al consumo, e qui entra,credo, Basilea o quant'altro,dopo, solo dopo s'innescsa la depravazione finanziaria..é questo il passaggio che stò cercando di decriptare...

sabato 5 giugno 2010

Per i nostri bimbi

Io ho bimbo,si chiama Diego, per me lui,i suoi sorrisi,il suo Amore incondizionato sono la veritas,sono certo che questa è condizione comune a tutti i genitori,è un'impegno continuo ed imprescindibile alchè queste creature possano attraversare lo spazio ed il tempo della loro fioritura in uno scenario di gioia e virtù.Ma questa è una lotta,la possibilità che ciò possa avere un'esito positivosi scontra inevitabilmente con la realtà oggettiva,dove il Sistema fagocita tutto e tutti,senza dignità, senza vergogna, il primo pericolo dal quale Diego dovrà difendersi ed al quale dovrò donare tutti i mezzi per poterlo fare,è insito nel contesto stesso nel quale viene a trovarsi, in Società vuote, dove l'essenza dell'uomo è devastata dalla ineguaglianzae dalla becera suddivisione in base a quel che un'individuo possiede materialmente,l'immanenza dell'essere che scivola inesorabilmente nel baratro melmoso dell'infamia, dello sfruttamento, nelle appropriazioni indebite della violenza cannibalista, dell'isolamento forzato dell'individuo dove i numeri lasciano dietro di se cimiteri di innocenti.Ecco dove ci troviamo,ecco perchè un'intero parlamento non vede cosa stanno per emendare,ecco perchè uno sparuto gruppo di tristi figuri si eleva a Giustizia, ecco perchè è di un'evidenza lapallissiana l'implicazione politica di questa feccia quando si è edificata la morte sopra le vite dei nostri bimbi a S.Giuliano o nelle notti sapienti dei nostri giovani universitari a L'Aquila ["Terremoto" comunistipaolo.tsl.blogspot.com ].Questi arrivisti ignoranti che nella codardia non sanno vedere la lenta decomposizione del loro Dio,questo Capitalismo devastato e devastante cheli trascina inesorabilmente in un oblio senza ritorno.Come classe dirigente non solo non è in grado di garantire un futuro dignitoso per i nostri bimbi, ma con il loro operare ne dissipano anche il presente.Daccapo...dobbiamo pretenderne l'allontanamento.

venerdì 28 maggio 2010

La paura delle idee..

Lettera a Fausto Bertinotti

Compagno Fausto
ho passato la mia infanzia con i racconti di nonna Isolina,di quando durante la Seconda Guerra a Villora con le bimbe, mie zie, si stendevano in terra celate dalle spighe di grano delle pianure emiliane, quando minacciosi squarciavano ilcielo gli aerei tedeschi, o di come a cospetto di mitra spianati dai feroci nazisti, lei continuasse ad impastare il pane con una calma dirompente per tenere serena e silente la bimba Giovanna, intanto la proteggeva tra il tavolo di lavoro ed il suo ventre accogliennte di madre, solo le spalle ha dato loro mentre gli urlavano con uno sputacchiato e disprezzato italino dove fossero gli uomini.Cercavano mio nonno Ercole, che ho sempre sognato partgiano tra i monti e che solo in tarda età conoscevo come un non aderente,ma che diamine...anche non aderire a quei tempi era impresa non da poco anzi era da eroe,loro si, sono i miei eroi.Dopo sono venuti i miei cugini di estrazione sessantottina, con Michela che mi veniva a prendere in sella ad uno specialino sbrillentato con l'adesivo sbiadito del Che in bella vista, che mito,non di meno Debora e Tito che con enormi,si direbbe oggi,cuffie sonore attaccate ad una rudimentale filodiffusione di un mangianastri dalle prominenti manopole mi facevano ascoltare "el pueblo unito", era tutto così intenso, così coinvolgente..Poi è arrivata l'adolescenza, così difficile, piena di derive che in reazione al tutto mi indirizzavano nel niente, la morte di Tiberio mi portava sull'orlo del baratro,troppi dubbi, troppi perchè, e tanta insufficienza intorno a me, ma ho reagito, ho trovato la forza ripartendo da loro, i miei eroi,dai miei ricordi infantili di queste radici così romantiche, così non conformi, un percorso lungo di ritrovamento e sviluppo del mio io, che da Marx a Gramsci, dal Che Guevara a Marcuse si ramifica in un'autodidattica selvaggia che mi riempie tutt'oggi di soddisfazione e soprattutto di risposte.E'stato normale conseguenza incontrarmi con la Rifondazione Comunista a con te, pensavo di sentire i miei pensieri quando ascoltavo intense e sapienti valutazioni, mai banali, mai scontate.Credo sia stato il '95 quando ti ho incontrato all'Aeroporto di Fiumicino,e nonostante la fretta, costante invariabile delle partenze, non hai disdegnato il mio saluto,mostrandomi quel pugno teso...orgoglioso e tronfio sono andato al chekinn.E dopo, cosa è successo?Lentamente mi hai lasciato, la tua svolta socialdemocratica mi è sembrata sempre più pressante, la rivoluzione, che mi sembra tu mi spiegavi in uno dei tuoi saggi, può essere intesa violenta nella violenza inevitabile provocata dalla caduta del Sistema,non nell'atto materiale delle genti ma nella raffigurazione astratta dello scenario,comunque un concetto adattabile al postmodernismo ed alla voglia di pace multitudinario,ma senza perdere la forza travolgente dell'essenza, daccapo, che fine ha fatto la rivoluzione?Proponesti una consultazione referendaria sull'estenzione a tutti i lavoratori indistintamente dell'articolo 18, andammo avotare se non erro un 25% degli aventi diritto,con un consenso plebiscitario (85%/90%) mesto ti sentii accettare il non raggiungimento del quorum, e quel 20% (su base assoluta) di potenziale adesione alla causa?Stiamo all'oggi,sembra, le voci si sprecano in periodi di crisi, che il governo tedesco della Merkel e forse anche i francesi, vogliano inasprire la tassazione dei movimenti finanziari, ma se anche così non fosse sarà comunque una conditio sine qua non per tutti in un prossimo futuro, e non credo ci troveremo di fronte ad una nuova ventata comunista,eppure quando tu lo proponesti, da Presidente della Camera di quel governuccio Prodi così colluso alle guerre imperiali ["7 Febbraio Guerra"www comunisti.paolo.tsl.blogspot.com ]lo articolasti con una leggerezza quasi sarcastica e bonaria, come una chiacchiera al caffè tra borghesucci improfumati..Perchè?Ecco cosa vengo a chiederti, perchè hai tradito i miei eroi..

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