sabato 24 luglio 2010

A proposito di Comunismo 3

APPELLO
UN'AGENDA PER RIUNIFICARE LA SINISTRA

Siamo donne e uomini di sinistra che hanno preso parte alle tormentate vicissitudini culminate nella disfatta del 2008. Oggi, nella diaspora della sinistra italiana, facciamo riferimento a organizzazioni e movimenti diversi. Alcuni di noi svolgono ruoli dirigenti in partiti o associazioni, altri - dismessa la militanza attiva - contribuiscono in altre forme alla battaglia politica o vi partecipano da semplici cittadini, con immutata passione. Siamo dunque diversi. Ma siamo anche uguali, accomunati dall'appartenenza a una stessa storia e cultura politica. Questa comunanza significa per noi convenire su talune fondamentali priorità: i diritti del lavoro, l'occupazione e il reddito delle classi lavoratrici; l'inalienabile titolarità collettiva dei beni primari, a cominciare dall'acqua, dalla conoscenza e dall'ambiente; la democrazia partecipativa, garantita dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista. Sulla base di queste opzioni condivise, l'attuale situazione sociale e politica del Paese ci appare grave e densa di pericoli. Guardiamo con allarme alle pesanti conseguenze della crisi economica sulle condizioni di vita di grandi masse di cittadini italiani e migranti. Riteniamo (e la «manovra correttiva» ora minacciata dal governo ci rafforza in tale convincimento) che la drammatica crisi che investe gli anelli più deboli del contesto europeo sancendo il fallimento dell'Europa liberista di Maastricht e di Lisbona renda ancor più preoccupante anche nel nostro Paese la prospettiva delle classi subalterne. Consideriamo intollerabili il dilagare della povertà e della precarietà; l'attacco governativo alle tutele giuridiche del lavoro dipendente e al diritto dei lavoratori a una contrattazione collettiva solidale, autonoma e democratica; la distruzione dello Stato sociale e il controllo oligarchico sui mezzi di informazione; il diffondersi della corruzione e dell'evasione fiscale e l'imposizione di un sistema politico bipolare che nega rappresentanza e voce a milioni di elettori. Riteniamo concreto il rischio di svolte autoritarie in un contesto segnato dalla rottura della coesione sociale e dalla recrudescenza di pulsioni razziste alimentate da chi accarezza disegni populisti e progetta la distruzione istituzionale dell'unità nazionale.
In questo difficile frangente pensiamo che quanto ci unisce debba prevalere su quanto ci ha sin qui diviso e tuttora ci separa. Siamo determinati a batterci per una società più civile e meno ingiusta, ma siamo al tempo stesso consapevoli del concreto rischio di estinzione che oggi incombe sulla sinistra italiana. Tutto ciò ci convince della inderogabile necessità di puntare sulle convergenze e affinità e di privilegiare le importanti battaglie comuni che insieme possiamo combattere e vincere: innanzitutto quella, cruciale, per il rilancio del sistema elettorale proporzionale per tutte le assemblee elettive, a cominciare dal Parlamento nazionale. Con questo spirito ci rivolgiamo a tutte le forze organizzate della sinistra, affinché in ciascuna si affermi una volontà unitaria, indispensabile a far sì che la sinistra torni a giocare un ruolo importante sulla scena politica italiana.


Ho riflettuto molto sul documento in questione , alchè sento il bisogno di chiarire le motivazioni del mio disagio espresse nella precedente nota, il contrattualismo sociale al quale ho fatto riferimento include inevitabilmente l’accettazione dello status quo, il gettarsi in questa melma senza delle chiarificazioni concettuali è un espediente alquanto impervio , si rischia lo smarrimento dei compagni ed la incomprensione delle nuove masse, inerenti ad una realtà comunista, in concreto la sparizione sarebbe oltremodo imminente nell’ assorbimento in concetti socialdemocratici che nulla porterebbe di concreto all’ ottenimento di una realtà altra.

Incontestabile è l ‘attuale scenario socioculturale cosi preoccupante ed ontologicamente votato alla iniquità ed alla sopraffazione, vero è che ci troviamo in una situazione di assoluta minoranza che non vi è soluzione altra che dedicarci ad alleanze programmatiche, ma è altrettanto vero che la nostra è una minoranza solo numerica e non concettuale, cosa intendo, nella melma nella quale dobbiamo nostro malgrado, gettarci dobbiamo farlo tenendoci ben saldi al ramo dell’immenso albero storico culturale del quale ne siamo i testimoni e i prosecutori, la non menzione dell’ accezione anticapitalistica, internazionalista e di classe è un errore programmatico.

Daccapo, il Capitalismo è come tutti i movimenti storici destinato al suo superamento, stolti sono coloro che non ne vedono la sua parabola, per inciso o si giungerà alla autodistruzione o il Potere costituito dovrà cedere alla realtà inconfutabile che l’ecosistema non è in grado di rigenerarsi al ritmo dell’ attuale forma produttivistica e quindi il Capitalismo dovrà abbandonare la produzione fine a se stessa e rinunciare al Profitto come fine, e questo vuol dire non essere più Capitalismo, o il Capitalismo dovrà per la sua sopravvivenza in essere ad un sistema oligopolista concorrenziale alle nuove realtà emergenti, concettualizzarsi alla massima espressione tecnologica di nuove realtà produttivistiche che lo porteranno inevitabilmente alla sua dipartita in quanto diverrebbe fronte all’innovazione superfluo e deteriore.

Ma il tempo è relativo e se questo scenario tanto ben delineato da E.Severino è contestualizzabile in un Evento storico, il nostro tempo dettato dalle nostre brevissime ( a confronto) vite ci suggeriscono di provare ad accelerare questa dinamica per non subire oltremodo l’inevitabile violenza del Capitalismo messa in atto a detrimento di questa realtà che vuole questo Sistema superato e vede il suo albeggiare, tutt’oggi ne siamo testimoni della cruenza del morituro nelle sue guerre imperialiste, nelle crisi devastanti nella mercificazione dei beni essenziali alla vita e l’ asservimento all’ uopo dei diritti inalienabili dell’uomo.

Questo è il fine cui dobbiamo tendere, che non pos erdere di vista, e se è tanto vera

la necessità di accordi programmatici con le realtà socialdemocratiche, è oltremodo veritiera la necessità che i nostri fini ultimi non debbano essere impliciti, ma evidenti ed inconfondibili anche per il più distratto degli osservatori.

In questo l’analisi del Capitale di Marx, tanto evidente oggi nella sua rivelazione, forse più che nella sua lontana origine,

la traccia che Gramsci ci lascia nell’importanza maniacale dell’analisi sociale, con la rilevanza primaria del general intellect, ripreso da Marcuse nella sua ricerca della nuova soggettività postmodernista,o come tralasciare la mitica abnegazione del Guevara,sono lasciti ai quali non possiamo che dare seguito, rimarcando fortemente la nostra natura storico culturale ed inevitabilmente delineare un continuum. Saper resistere alla vulgata relativistica mantenendo ben tese le idee fondanti con un’apertura dialettica alle nuove realtà antisistemiche è il preludio di una rinascita Comunista.

Quale momento se non questa congettura storica può essere più plausibile ad una soluzione comunista proprio non lo riesco a comprendere, il Capitalismo che come al solito risorgerà dalle ceneri di quest’ultima crisi, non avendo conflittualità sociale nella contrattazione della sua riforma, si adopererà nelle più drastiche soluzioni. Fallito il suo sovvenzionamento tramite il credito al consumo (crisalide della crisi finanziaria) accezione che riproporrà solo in seguito, di questo si può star certi, data l’inedia nel perseguire soluzioni, si getta inevitabilmente nella mercificazione dei diritti (Pomigliano e la Grecia docet) se non nell’accaparramento privato dei beni primari, l’acqua in primo luogo,le guerre espansionistiche che si delineano ora in Iraq e in Afganistan, riscontrando una disfatta solo dal punto di vista militare immediato, ma non nel posizionamento geopolitico e nell’accaparramento di immensi giacimenti minerari (non solo petrolio) potrebbero espandersi tramite Israele nell’Iran inviso non già per il suo primo ministro Ahmadinejad, integralista e reazionario, ma nell’immenso potenziale dato dalla visione progressista di una realtà giovane quanto culturalmente preparata a sapersi distanziare sia dall’integralismo religioso, che dall’influenza occidentale.

Nell’assetto ormai più che pressante delle nuove imponenti strutture economiche quali la Cina e l’India, possiamo chiudere il cerchio che a mio avviso delinea foschi presagi per le moltitudini se lasciamo all’attuale sistema di potere la possibilità di operare, bisogna saper comprendere queste dinamiche denunciandone l’evitabilità tramite l’annullamento preventivo del Capitalismo.

Se si tiene fermo e ben evidente il fine,questo si può raggiungere anche usando il mezzo della contrattazione sociale.

Se il nostro Peccato Originale è l’essere comunisti, la retorica cristiano cattolica ci insegna che dobbiamo passare per le sofferenza terrene per giungere al regno dei cieli….la realtà che perseguiamo è immensa, siamo capaci di soffrire per la sua realizzazione?

giovedì 15 luglio 2010

A proposito di Comunismo 2

Non sono solito ricorrere a citazioni, ma questa mi sembra quanto meno interessante: “la democrazia nasce quando i poveri, dopo aver riportato la vittoria, uccidono alcuni avversari, altri ne cacciano in esilio e dividono con i rimanenti a condizioni di parità il Governo e le cariche pubbliche” (Platone, VIII libro Repubblica). E’ già che Demos e Kratos possono essere riportate all’accezione di popolo e potere coercitivo, non è poi così lontana la “dittatura del proletariato”, non voglio però insistere su questo punto così dottrinale e semantico ma poco rapportabile alla realtà odierna, come non mi sembra utile tornare in questa sede sul come la svolta della Perestroika sia stata devastata dalla violenza del Capitalismo, con l’avvento di un nuovo zar come risultato.

Ma è il riproponimento dei dogmatismi sovietici che mi mettono apprensione, ne risulterebbe un appassionante dibattito ma circoscritto tra noi Compagni, e questo non possiamo più permettercelo.

Dobbiamo riattualizzare il Marxismo, trovare quel General intellect di gramsciana memoria del nuovo millennio che possa accompagnarci nella ricerca di una nuova soggettività Comunista, per far questo non si può che passare attraverso l’analisi del Capitale nella storia passata e presente non soffermandosi sulle evidenze delle depravate congetture finali, appunto non sono che la risultanza di un paradigma sbagliato, fin dalle sue radici filosofiche e strutturali, che daccapo le guerre, lo sfruttamento, l’annichilimento dell’essere e l’annullamento etico non sono che la conditio sine qua non.

Portare alla luce questa incontestabile verità può facilitare nello sviluppo dialettico fronte alla Moltitudine che credo sia solo sopita ma possiede un immenso potenziale deflagrante del quale noi dobbiamo e possiamo esserne il detonatore.


venerdì 2 luglio 2010

L'Europa

l'accezione liberista questa comunità Europea l'ha sempre avuta fin dagli albori,dagli accordi "Basilea" alla violenza di Genova, il fatto che continui a non esserci una attenta valutazione della crisi ed imputarla alla degenerazione del sistema finanziario, tacendo le sue chiare origini di necessità di alimentare l'enorme produzione capitalistica ed intervenire con la virtualità del credito al consumo ,non lascia dubbi sulla linea che si vuole continuare a seguire da parte del Potere.
Pomigliano è emblematica nel suggerirci cosa ci aspetta,il modus operandi è inesorabilmente volto al completo abbattimento di qualsiasi diritto possa essere di intralcio al Capitale,è vergognoso..ma credo oltremodo che questi siano altrettanto chiari segnali di un Capitalismo in netta difficoltà nel gestire l'enorme potenziale tecnologico, la sua endemica ferocia nell'accaparramento coatto del profitto non trova più sbocchi,si sta arenando nel suo stesso fango della produzione fine a se stessa...è questa,credo la parabola di marxiana memoria che stà rendendo il Capitalismo ancor più pericoloso per la nostra libertà,il suo prossimo mercato sono inevitabilmente i nostri diritti..e in ultimo parlare d'Europa come una Entità politica è quasi un eufemismo, la potenza oligopolista del Capitale ha reso queste realtà solamente delle cinte di trasmissione verso la moltitudine.

mercoledì 30 giugno 2010

A proposito di Comunismo

Appendice


Ciao; dopo lo scambio di idee nella bacheca di Barbara , che non conosco di persona ma che mi piace per il suo spirito libero, ho pensato di scriverti; mi hai chiamato Compagna, e pure con la C maiuscola...

Devo confessarti che non lo sono mai stata…non come te; ho fatto politica ; erano tempi in cui, essendo stata anche amministratore nella mia piccola cittadina, ho avuto a che fare con i comunisti d'assalto; quelli veri; quelli sempre all'opposizione però...ma anche loro, quando ebbero la prima occasione di stare al governo, smascherarono interessucci di bassa lega; non c'era da arricchirsi ma la politica del “do ut des” era una pratica consueta anche per loro; con rammarico posso solo dirti che i maestri democristiani avevano un loro stile e che i comunisti veri mancavano di "finezza" e scaltrezza…comunque mi facevano schifo entrambi, mentre la sisnistra tra ulivi e piante varie cambiava i suoi connotati per arrivare al triste risultato di oggi. E i comunisti irriducibili, quelli veri e coerenti, aimè sono quasi scomparsi, per questo maledetto bipolarismo che uccide la dialettica e non spaventa mai ne i vincitori ne i vinti che sono una cosa sola…le perifrie del transatlantico ormai sono mute , inesistenti direi…

io sono sempre stata sardista. il mio cuore e le mie viscere sono nati così. mai anticomunista, anzi, ho condiviso con loro diverse battaglie per l'ambiente; impegnata per i deboli e con i deboli per un senso di giustizia che mi pervade e non permette che niente e nessuno scenda a compromessi con me su certi inderogabili principi di uguaglianza sociale, nel diritto e nel dovere.

sono una maestra di scuola dell'infanzia; e nonostante la mia provenienza da famiglia agiata ho fatto gavetta nei piccoli paesi dell'interno della Sardegna da quando avevo 21 anni...viaggiavo da sola. oggi forse non avrei tanto coraggio ma allora il lavoro era la mia vera passione...poi il matrimonio; i figli e dopo quasi 20 anni separazione e divorzio. anche qui: i coraggio di donna e autonomia di pensiero e di borsa...ho affrontato tutto con 2 figli, ora grandi, pur di non abdicare ad un marito irrispettoso, con il quale potevo riconoscere, ormai, solo la paternità dei suoi figli. .


ti dicevo… io non son mai stata una vera comunista ma oggi, alla luce di quanto la storia ci riserva, ho un po'di paura. il mio odio per il berlusconismo e i suoi adepti credo sia nato il primo giorno in cui, ormai tanti anni fa, comparve in tv assicurando all'italia che lui sarebbe stata la panacea di tutti i mali di questo derelitto paese. oggi ti confesso che il personaggio in sè, becero e ignorante, messo li a rappresentare il governo italiano mi da la pelle d'oca.

In virù della teoria sui corsi e ricorsi della storia temo il peggio; sempre con la differenza che i nostri governanti sono mediocri e ignoranti e che a questi livelli non si era mai scesi. e allora si; divento comunista (esistono ancora? dove si nascondono?) il mio ultimo travaglio lho vissuto di recente; alle regionali e provinciali in Sardegna dove il Partito Sardo d'Azione si è schierato a destra...alleanza elettorale, dicono...ma questo mi pesa e mi mette di malumore. ho annunciato la mia uscita dal partito, ma spesso mi chiedo se stare dentro non sia più utile a riportare i sardisti la dove sono nati; a rivendicare la libertà di un popolo insulare, che seppur appartenente politicamente all'Italia ha esigenze e caratteristiche molto diverse da quelle su cui si basa il governo centrale.

Lungi da me (e date , per favore) l’analogia con i leghisti, duri di…cuore
...i nostri principi sono animati da argomentazioni opposte: antirazziste; solidali; e aperte al dialogo. A noi Sardi l'italia non può rubare più nulla perchè ci ha già preso tutto. ci ha sfruttato, ha inquinato l'ambiente in modo irreversibile; siamo la polveriera dell'esercito i e la discarica delle scorie nucleari di tutt'Italia; anche questo è accaduto già da tempo con la connivente politica autodistruttiva ; reverenziale e di sinistra di qualche legislatura fa, che ha lavorato per i partiti maggiori che oggi chiameremmo PD; che dalla capitale ci ha propinato anche la mondezza delle loro rappresentanze . mi dici dove possiamo girarci!?
...tu sei una persona equilibrata; si sente da come scrivi; io sono solo molto incazzata e al limite della sopportazione. arriverà il botto e noi ci saremo. ma a duro prezzo. intanto qualcuno sarà al sicuro, in quest' isola felice… a passare l'estate tra i vip chiusi nelle loro spiagge private, mentre noi, a fine mese, ci contiamo i soldini di rame.

Scusa, misono dilungata e certamente ti ho annoiato…volevo sfogarmi!

ribadisco: il mio cuore è sardista...e potrò sentirmi anche una vera "compagna" nel momento in cui la sinistra tornerà degna di chiamarsi tale...ora sto nel mio limbo e combatto da li. senza per forza schierarmi...sono in perfetta linea con gli incazzati e ciò, credo, dica tutto… e mi dia la forza di ribellarmi; per me, per i miei figli, per questo mondo che vale la pena di salvare...anche se a piccoli passi...ma sempre coerenti e onesti.
Ciao Mary





Ciao Maryarosaria
le tue sono asserzioni e domande di difficile esplicazione,o tantomeno richiederebbero una attenta valutazione che ci spingerebbe in una ricerca ampia e ramificata tanto da sfuggire alle mie modeste possibilità,ma non mi tiro indietro e ti dico che non vedo altre soluzioni che non intraprendere questo percorso.
La consapevolezza e l'analisi dei passaggi storici che filosofia e prassi ci hanno condotto all'interno dell'attuale post-modernismo sono le uniche possibilità per mettere in atto una nuova realtà rivoluzionaria atta al disfacimento di un contesto globalizzato in mano alla insensata gestione della massima espressione che fino ad ora il Capitalismo avesse mai conosciuto.
Ed è qui che le mie ricerche autodidattiche si cimentano,debbo confessarti non sempre con esiti positivi,ma il più delle volte alimentano null'altro che i dubbi stessi che cercavo di sciogliere, ma anche se non vedo il dubbio come un'empasse ma foriero di nuove domande,rifuggo da coloro che non se le pongono, vivo comunque nella certezza che questo modus operandi del Sistema non sia una buona prospettiva per il futuro di Diego, il mio bimbo, un'altra certezza è la consapevolezza che ci siano tutte le prerogative strutturali e culturali alchè la buona prospettiva possa invero realizzarsi.
Detto ciò, che sembra più un libricino delle buone intenzioni, cerco di entrare nei dettagli di punti nei quali il tuo sconforto e da me condiviso.
Credo che..
la velocità intrinseca nella vita, il non potersi-volersi fermare,le comunicazioni ed informazioni tanto globali quanto eteree e sfuggenti, mai stabili ad una analisi ma piuttosto a risposte da quiz, la flessibilità che fa di tutti noi dei numeri, intercambiabili quanto inifluenti, l'assoluta incertezza del futuro che queste dinamiche innescano, provocano nelle genti quella disaffezione nei pensieri autonomi e forti che richiedono daccapo una stabilità e coerenza d'analisi, è quella realtà liquida di cui Z.Bauman ci fa un'attenta delucidazione,è quella liquidità che rende il tutto un niente e oserei dire, viceversa, tutto così impalpabile,virtuale e discontinuo.
Questi sono i punti nei quali la globalizzazione capitalista trova la sua natura, in quanto blocco granitico e storicizzizzato in un oceano di individualità smarrite.
L'impalpabilità dell'antagonismo conflittuale ha generato l'assolutizzazione del Capitale, il completo assoggettamento al profitto privato dei Sistami Sociali, immiserimento dell'antropologia umana a merce, lo trovo semplicemente assurdo!
Come opporsi a questo?
Qui richiamo la tua attenzione chiedendoti per quale motivo una Organizzazione Secolare basata su filosofie che trovano le loro origini nel '700 pre-illuministico dobbiamo smarrirci imbelli?
Che questo sia il nuovo è una generalizzazione, fa parte di quel relativismo che i cattolici si sentono denunciare periodicamente dal loro leader.
Per comprenderne la natura bisogna scavarne le radici, per capirne l'essenza presente e futura bisogna contestualizzarlo in un unicum insieme al passato storico,per far questo serve un piano di lettura, quel che io utilizzo è quello che da Marx a Gramsci, dalla Luxemburg a Marcuse ci hanno accompagnato fin qua nella radicale conrt'apposizione.
Perchè dovrei rinunciare a questo immenso bagaglio culturale?
Perchè cammin facendo dopo la cadute della Unione Sovietica un pò tutti i baroni lo hanno fatto?
Non me ne frega,
il bagaglio culturale è patrimonio mondiale e non di questa elitè, che non ho timore reverenziale di tacciare di vigliaccheria.
Continuo a credere in una visione anticapitalistica dei Sistami Sociali, per l'abolizione di fatto della proprietà privata dei mezzi di produzione, per una produzione gestita da una collettività organizzata atta allo sviluppo
tecnologico ed alla redistribuzione equa alle popolazioni aderenti,collettività gestite da enturage in brevi e non rinnovabili mandati democraticamente eletti ma sotto la legida di Costituzioni Universali atte alchè tutto ciò possa perpetuarsi.
Sono oltremodo idealista e credo fermamente che fin tanto esistano utopie da raggiungere esistano speranze da tramutare in certezze, e a ben guardare non è poi così roboante questa asserzione se i nostri Costituenti prevedessero con l'art. 1,18,41 che quantomeno non si realizzasse l'esatto contrario,cui questi giorni siamo testimoni.

ciao Paolo


mercoledì 23 giugno 2010

A proposito del liberismo

buongiorno Paolo,

effettivamente gli aspetti che hai passato in rassegna confluiscono tutti in un unico collo di bottiglia: quale sarà il futuro della nostra società? credo che, sebbene l'Italia sia un paese che provi a proiettarsi verso un futuro progressista, cercando di entrare a far parte di quella cerchia di accoliti del capitalismo americano, essa stessa mantiene in se delle caratteristiche tali da non consentirle di perdere quel tipico stampo "pubblicistico" tanto caro al vecchio sistema. Il posto pubblico, la tangente, il politico corrotto, la raccomandazione, l'università blindata da vecchi soloni, la pubblica amministrazione e la sanità che sono prevalentemente sotto l'egida di pochi controllori, il sistema bancario e finanziario che cerca di assumere connotati europei, internazionali, ma che - come indicavi tu stesso - evidenzia falle di cui l'ex Governatore Fazio ne è stato l'emblema.

Evidentemente io posso fornirti alcune informazioni di carattere tecnico perchè sono quelle che conosco meglio. Le valutazioni sul caso Parmalat sono state ampiamente passate in rassegna da moltissimi giornalisti ancora prima di me: semplicemente un grande gruppo bancario ha finanziato il gruppo alimentare; una volta resosi conto che la società aveva delle notevoli difficoltà di liquidità e che non sarebbe stata in grado di ripagare il debito contratto, il gruppo bancario l'ha supportata nell'effettuare un'emissione obbligazionaria. In questo modo, questo ha non solo ottenuto il pagamento delle commissioni lucrate per l'organizzazione dell'operazione, ma con la liquidità ottenuta dal mercato, a seguito dell'emissioni di obbligazioni sottoscritte dai risparmiatori direttamente e indirettamente attraverso quote di fondi di investimento (come corporate bond), si è "messo al sicuro", scaricando il debito che il gruppo alimentare aveva contratto con lo stesso sul mercato. Cioè sui risparmiatori. In poche parole l'emissione obbligazionaria è stata studiata a tavolino dal gruppo bancario per non far parte di quella schiera di creditori che avrebbero fatto i conti con un gruppo industriale che, sebbene in utile, aveva delle falle di liquidità che l'hanno poi posta in amministrazione straordinaria.

Ma di situazioni illecite ne sono emerse anche delle altre, vedi la vicenda Fiorani.

Quanto alla tua posizione sulla Cina sono anche io consapevole che in questo Paese, ora assunto come esempio dello sviluppo economico a due cifre, manchino completamente difese sociali per i lavoratori. Così come mancano ancora in Paesi europei dell'est i quali, sebbene facciano parte dell'UE, hanno paghe salariali nettamente inferiori a quelle italiane e questo, ovviamente, comporta che molte imprese produttive italiane preferiscano trasferire la produzione altrove, dove il costo unitario del prodotto è considerevolmente più basso. Ci avevano assicurato che nel medio periodo si sarebbe determinato un adeguamento salariale. Non è avvenuto, evidentemente.

In Italia secondo me, quindi, sarebbe preferibile parlare davvero di meta-capitalismo. Non abbiamo una cultura adeguata. Forse è un bene. Abbiamo falle sociali che devono essere curate e il contesto sociale deve essere adegatamente informato.

Un mercato forma prezzi adeguati al rischio se dispone di tutte le informazioni. Se, quindi, ogni cittadino disponesse di informazioni complete, esaustive, corrette e oggettive formerebbe quella propria coscienza che gli consentirebbe, così, di saper discriminare, di saper decidere, di saper scegliere con cognizione e virtù. Ho l'impressione che manchi l'istruzione, quindi, la cultura.

Spero ancora nell'esistenza di piccoli paradisi sociali che trovano nella famiglia il proprio naturale interlocutore. Offrire ai propri figli esempi morali è il primo passo da compiere.

Non sono una persona che si arrende facilmente. Sostengo, però, che sovvertire taluni sistemi radicati e incancreniti sia necessario avviare prima una rivoluzione culturale.

Una coscienza sociale parte dall'educazione. Senza, però, trascendere, negli estremismi. Informazione leale e oggettiva per la libertà di scelta e decisione.

ciao



Ciao Laura,

sono di nuovo in contrasto con te, la tua linea è tanto saggia quanto idealista, mi sembra tu sia influenzata dal liberismo classico che da Adam Smith si ripercuote inspiegabilmente ad oggi. L’economista scozzese, evidentemente trasportato dalla propulsione illuministica, tracciò un quadro dove un mercato libero di liberi popoli avrebbe inevitabilmente ridistribuito i suoi profitti equamente a tutti, indotto dall’eticità e giustizia insita nell’uomo e nelle sue costruzioni sociali e concorrenziali.

Questa linea teorica che tanto è attualmente considerata, sfugge oggi per licenziabilità, all’ora per questione temporale, all’immensa mole di lavoro di Marx ed alla sua analisi dettagliata e rivelatrice del modus operandi del Capitale, che in quanto tale è votato ontologicamente allo sfruttamento ed è inevitabile che la condizione sociale non possa essere un fine ma bensì semplice mezzo per ottenere il fine privato ultimo dell’appropriazione indebita.

Ugualmente fai tu astraendo dalla realtà empirica del Capitalismo,

precognizzando speranze in un mercato romanticamente gestibile in virtù di una libera scelta dettata da un potere culturale,

quindi quand’anche mai si raggiungesse una condizione di così elevata caratura, tu comprendi che, fermo restando l’accezione Capitalistica avremmo solo variato latitudine allo sfruttamento della depravazione produttivistica e se così facendo non potremmo senza dubbio assurgere alla massima di kantiana memoria quale che “la tua volontà possa elevarsi a legge universale” , ci troveremmo daccapo in un contesto di assurda predominanza verso intere popolazioni assoggettate alle nostre vicissitudini, spostiamo gli assi ma l’edificio è in piedi.

E’ per questo che torno alla mia totale avversione a questo Sistema ed alla sua irriformabilità,

la Rivoluzione non serve solamente culturale.

Per ultimo, da quel che ti conosco comprendo la tua combattività ma l’impressione che sarà comunque l’entourage a riassorbirti e si adopererà, al che tu ti assoggetti ai loro dettami, credo e spero tu possa spostare la tua conoscenza e la tua costruttiva alienazione a formazione di nuovi obiettivi comuni.

Ciao,

Paolo



ciao Paolo,

effettivamente abbiamo visioni diverse. Non credo di essere assoggettata al sistema, ma l'unica soluzione per cambiarlo sarebbe una rivoluzione. Pomigliano mi dà stamattina il segno che nemmeno la classe sociale che per propria natura dovrebbe essere contrapposta, in modo civile, al capitale, si sia difesa. L'accettazione di quelle ridicole quanto avvilenti condizioni, rende veramente poca giustizia e merito alle lotte che sindacalisti come Lama (di cui mio padre era collaboratore) hanno portato avanti nel corso degli anni '70.

Resto dell'opinione che manchi istruzione e cultura sociale. Resto dell'opinione che assistiamo alla diffusione dell'egoismo primordiale: auto nel garage, mare ad agosto e partita di calcio la domenica e tutto il resto può fottersi!


A presto

un caro saluto

laura

lunedì 21 giugno 2010

Essere o avere

Che fare?
Incominciare a finirla di non fare,finirla con l'individualismo per crearsi una posizione nel contasto di queste
società vuote.
La consapevolezza di chi siamo ed inserirlo in una soggettività collettiva atta alla creazione di un nuovo benessere
a condizione del quale si possa trovare l'Essenza della vita e creare quell'antagonismo a demolizione
dell'idea di coloro che ci ordinano cosa siamo, un numero, un'equazione matematica equilibrata alla creazione di immense ricchezze
per pochi e al contempo l'innescarsi di una catena di inutili beni materiali che portano le genti nel contestualizzarsi
in essi ed essere quindi quei miseri oggetti,l'ambito risultato finale di creare un uomo che si ricerca
nient'altro che nell'avere, una ricerca continua nel nulla dato dal continuo studiato vortice di continui ed
inutili imput.
Fermarsi e chiedersi del perchè..

domenica 20 giugno 2010

art.41

ART. 41 della Costituzione Italiana
L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere i
...ndirizzata e coordinata a fini sociali.
Questo è l'articolo che vogliono toccare in virtù di un'adeguamento al sistema concorrenziale....Che si fottano

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