mercoledì 25 giugno 2014
Mala tempora currunt
L'immunità è il problema minore,l'abbandono del Senato come Camera legislativa porta una problematica di fondo dovuto alla tenuta democratica del contesto istituzionale,questo dovrebbe prevedere un ampliamento dello spazio di controllo nei riguardi dell'apparato rimanente,che sia una partecipazione più prominente del popolo tramite una rappresentazione proporzionale piuttosto che uno snellimento delle pratiche referendarie. Altrimenti con la contestualizzazione del maggioritario nell'attuale scenario di una classe dirigente e di divulgazione mediatica completamente asservita alla vulgata liberista,oltremodo collusa con il disastroso ultimo ventennio,andremmo incontro ad una grave crisi di rappresentanza delle posizioni anticapitalistiche; dato che in tal scenario le cure saranno ancor peggio del male non si può certo non immaginare anche una stretta in senso autoritarista per piegare la verità al proprio dominio...quindi,chiedo gentilmente ai Compagni di spostare la propria attenzione oltre allo specchietto dell'immunità...mala tempora currunt
martedì 20 maggio 2014
Miscellanea
In un contesto europeo l'unica risposta è europea...punto. La lista Tsipras in cui confluiscono le formazioni di vario genere che a vari livelli si possono considerare antisistemiche è niente altro che la risposta adeguata all'attuale scenario politico istituzionale continentale. Chi non comprende che il conflitto è europeo,dai grillini ai nazionalisti vari è niente più che un confusionario.
L'euro è una moneta ed è un mezzo,come tale deve essere considerato,è il fine per il quale questo mezzo è utilizzato che deve essere contrastato,accettare una contrapposizione tout court, rimanere sul piano che è al fine più congeniale e rifugiarsi nell'utilizzo di un'altro mezzo mi sembra inconcludente. Il campo di utilizzo è il medesimo,evitando di considerare oltremodo che la rinuncia alla moneta equivalga alla rinuncia dei trattati e presumibilmente innescando conseguenze protezionistiche degli altri paesi così elidendo la opportunità delle esportazioni in regime di svalutazione;l'inflazione è inevitabile fronte alla necessità di rimborso del debito ai contraenti esteri e in fase di acquisto di materie prime.
Ho un bimbo di cinque anni e mi chiedo, SE fosse l'Africa il continente pacificato; Se fosse l'Europa ancora la fucina degli opportunismi particolari che alienano il diritto dietro scontri tribali,etnici,razziali;SE fosse il vecchio continente ad essere immerso nell'oscurantismo più perverso dei peggiori degli integralismi religiosi....SE fosse...Si...ETERNAMENTE SI...prenderei quel cazzo di barcone...
E' incredibile come all'alba del terzo millennio ci possano ancora essere dei branchi che ancora inneggiano per un pensiero morto nella sua genesi ma altresì sepolto dalla storia sotto cumuli di infamie...ma forse a guardar bene l'attuale ri-composizione capitalistica occidentale è una forma inevitabile della violenza del padrone,la necessità di ricorrere a qualsiasi forma di persuasione più o meno legale del nuovo ordine di un imperialismo in affanno;lo si è visto palesemente in Ucraina,le frange più o meno organizzate sparse in Europa ne sono una triste conferma.
Purtroppo all'occorrenza,alla completa organizzazione di queste frange penseranno le varie parti oscure degli stati,e quando parti oscure è un triste eufemismo bisogna ben alzare il livello di guardia,biasimando anche coloro che hanno sepolto lo schieramento ideologico appiattendo tutto in un pensiero economicistico;così facendo si crede di guardare al domani,ma se si vuole cancellare la storia per arrivarci questo non arriverà mai.
L'euro è una moneta ed è un mezzo,come tale deve essere considerato,è il fine per il quale questo mezzo è utilizzato che deve essere contrastato,accettare una contrapposizione tout court, rimanere sul piano che è al fine più congeniale e rifugiarsi nell'utilizzo di un'altro mezzo mi sembra inconcludente. Il campo di utilizzo è il medesimo,evitando di considerare oltremodo che la rinuncia alla moneta equivalga alla rinuncia dei trattati e presumibilmente innescando conseguenze protezionistiche degli altri paesi così elidendo la opportunità delle esportazioni in regime di svalutazione;l'inflazione è inevitabile fronte alla necessità di rimborso del debito ai contraenti esteri e in fase di acquisto di materie prime.
Ho un bimbo di cinque anni e mi chiedo, SE fosse l'Africa il continente pacificato; Se fosse l'Europa ancora la fucina degli opportunismi particolari che alienano il diritto dietro scontri tribali,etnici,razziali;SE fosse il vecchio continente ad essere immerso nell'oscurantismo più perverso dei peggiori degli integralismi religiosi....SE fosse...Si...ETERNAMENTE SI...prenderei quel cazzo di barcone...
E' incredibile come all'alba del terzo millennio ci possano ancora essere dei branchi che ancora inneggiano per un pensiero morto nella sua genesi ma altresì sepolto dalla storia sotto cumuli di infamie...ma forse a guardar bene l'attuale ri-composizione capitalistica occidentale è una forma inevitabile della violenza del padrone,la necessità di ricorrere a qualsiasi forma di persuasione più o meno legale del nuovo ordine di un imperialismo in affanno;lo si è visto palesemente in Ucraina,le frange più o meno organizzate sparse in Europa ne sono una triste conferma.
Purtroppo all'occorrenza,alla completa organizzazione di queste frange penseranno le varie parti oscure degli stati,e quando parti oscure è un triste eufemismo bisogna ben alzare il livello di guardia,biasimando anche coloro che hanno sepolto lo schieramento ideologico appiattendo tutto in un pensiero economicistico;così facendo si crede di guardare al domani,ma se si vuole cancellare la storia per arrivarci questo non arriverà mai.
giovedì 16 maggio 2013
Egemonie e dignità.
Viviamo un periodo storico nel quale alla caduta delle grandi narrazioni,
alla fine delle verità incontrovertibili abbiamo sostituito un relativismo dal fiato corto,
la vulgata individualista è facente parte di questo contesto,è il Sistema che crea l'individuo,ed ora il sistema ha bisogno che tutto sia sfuggente,
Bauman direbbe liquido,quella liquidità che porta all'accezione dell'adesso e niente più,dell'io incondizionato da terzi,anch'essi siano compagni di percorso.
Non c'è molto da fare,il problema è nell'egemonia culturale che ad ora ho sommariamente descritto e che è permeata capillarmente in ogni reticolo di vita quotidiana,non solo quella lavorativa,se poi ancora questa separazione abbia un senso.
Non vi è qualcuno più preparato o più furbo, è l'inevitabilità del decorrere storico del quale tutti ne siamo intimamente pervasi,le battaglie si dovrebbero spostare inevitabilmente su un altro piano concettuale e dialogico,una prassi che porterebbe indissolubilmente non al settarismo contrapposto,debole di fronte all'individualismo, ma al conflitto sociale sull'egemonia culturale.
Ad ognuno la scelta,nessun biasimo , solo un avvertimento,in gioco c'è la dignità.
alla fine delle verità incontrovertibili abbiamo sostituito un relativismo dal fiato corto,
la vulgata individualista è facente parte di questo contesto,è il Sistema che crea l'individuo,ed ora il sistema ha bisogno che tutto sia sfuggente,
Bauman direbbe liquido,quella liquidità che porta all'accezione dell'adesso e niente più,dell'io incondizionato da terzi,anch'essi siano compagni di percorso.
Non c'è molto da fare,il problema è nell'egemonia culturale che ad ora ho sommariamente descritto e che è permeata capillarmente in ogni reticolo di vita quotidiana,non solo quella lavorativa,se poi ancora questa separazione abbia un senso.
Non vi è qualcuno più preparato o più furbo, è l'inevitabilità del decorrere storico del quale tutti ne siamo intimamente pervasi,le battaglie si dovrebbero spostare inevitabilmente su un altro piano concettuale e dialogico,una prassi che porterebbe indissolubilmente non al settarismo contrapposto,debole di fronte all'individualismo, ma al conflitto sociale sull'egemonia culturale.
Ad ognuno la scelta,nessun biasimo , solo un avvertimento,in gioco c'è la dignità.
lunedì 1 aprile 2013
Concetti.
Il concetto di "de-crescita" è complesso e pregno di rilevo prospettico,
il credere che ci possa essere ancora una crescita indefinita, unita indissolubilmente allo spreco ed al profitto è divenuto astorico,
chiunque continui sfacciatamente in questa strada parla del nulla e di una convivialità futura sempre più a rischio.
Bisogna che si instilli nel gergo sociale e politico la discussione dello sviluppo come fine e la crescita come mezzo,le strade da percorrere sono molteplici,dall'abbandono della contabilità del PIL alla redistribuzione delle proprietà produttive e di concerto ai suoi utili,dalla localizzazione delle produzioni (il glocale),alla internazionalizzazione dei saperi svincolati dai dettami privatistici.Merito dei cinque stelle aver aperto uno squarcio,ma sono loro nella possibilità di avviare questa alternativa?
Non mi è molto chiaro il concetto di nazionalizzazione delle banche,in tal caso non vi è il rischio di collettivizzare un debito incontrollato fatto di una quantità indefinita di prodotti finanziari nel ventre delle banche,quantità queste ben oltre la liquidità degli istituti stessi?
Non sarebbe più logico puntare,da una parte ad un limite di espansione dei suddetti,ad ora non posto,di fatto tante banche sono così dette "troppo grandi per fallire",
oltremodo un ritorno ad una netta divisione degli istituti finanziari da quelli creditizi,allora una banca nazionale avrebbe un suo evidente peso in una sorta di effetto calmierante degli interessi in seno al credito?
Sono queste operazioni fattibili ed impellenti e la linea dovrebbe essere europea forzando sugli accordi "Basilea".
il credere che ci possa essere ancora una crescita indefinita, unita indissolubilmente allo spreco ed al profitto è divenuto astorico,
chiunque continui sfacciatamente in questa strada parla del nulla e di una convivialità futura sempre più a rischio.
Bisogna che si instilli nel gergo sociale e politico la discussione dello sviluppo come fine e la crescita come mezzo,le strade da percorrere sono molteplici,dall'abbandono della contabilità del PIL alla redistribuzione delle proprietà produttive e di concerto ai suoi utili,dalla localizzazione delle produzioni (il glocale),alla internazionalizzazione dei saperi svincolati dai dettami privatistici.Merito dei cinque stelle aver aperto uno squarcio,ma sono loro nella possibilità di avviare questa alternativa?
Non mi è molto chiaro il concetto di nazionalizzazione delle banche,in tal caso non vi è il rischio di collettivizzare un debito incontrollato fatto di una quantità indefinita di prodotti finanziari nel ventre delle banche,quantità queste ben oltre la liquidità degli istituti stessi?
Non sarebbe più logico puntare,da una parte ad un limite di espansione dei suddetti,ad ora non posto,di fatto tante banche sono così dette "troppo grandi per fallire",
oltremodo un ritorno ad una netta divisione degli istituti finanziari da quelli creditizi,allora una banca nazionale avrebbe un suo evidente peso in una sorta di effetto calmierante degli interessi in seno al credito?
Sono queste operazioni fattibili ed impellenti e la linea dovrebbe essere europea forzando sugli accordi "Basilea".
giovedì 4 ottobre 2012
Quattro denari
Manca la concezione dell'Uomo,dove è arrivato e dove vuole essere portato,
in questa fase storica di congiunture imprevedibili e di un capitalismo novecentesco ansimante servirebbero personaggi che si elevano oltre la cortina relativistica,
ma a mio parere proprio questa gente non c'è,nella perdita assoluta di prospettiva si innalzano gli arringatori di folle con i loro concetti da quattro denari.
in questa fase storica di congiunture imprevedibili e di un capitalismo novecentesco ansimante servirebbero personaggi che si elevano oltre la cortina relativistica,
ma a mio parere proprio questa gente non c'è,nella perdita assoluta di prospettiva si innalzano gli arringatori di folle con i loro concetti da quattro denari.
giovedì 27 settembre 2012
democrazie rappresentative
Ma che mi prenda un colpo,che venga oggi fuori la giunta laziale è solo un'accidente,in realtà è uso comune per tutti,è il sistema che si autoalimenta ,la natura è si nella mancanza di limpidezza nei vari bilanci, ma il principio sta nell'abuso di democrazia rappresentativa all'interno di dinamiche che di questa se ne fa uso e consumo solo per rincoglionire le masse con quella crocetta,quella inutile crocetta,vedere parlamentini ovunque per vidimare decisioni già avallate altrove ne ho piene le tasche,possibile che non si comprenda l'inutilità di determinate istituzioni o meglio il loro ormai irrefrenabile ampliamento sino all'inconcepibile?
Questo è il germe del tanto acclamato federalismo per cui chiamiamo governatore un semplice contabile a specchio dei ben più potenti Governatori americani che gestiscono uno Stato,si danno fondi illimitati a gentucola non per la gestione di chissà quale potere in realtà inutile ed insignificante ma per la continua alimentazione di un menagment nazionale del tutto fuori dallla realtà da almeno un ventennio.
Lo spacchettamento formale del Potere politico ha la stessa ragion d'essere della divisione dei sindacati o della individualizzazione del mercato-contratti del lavoro,questi ultimi servono ad una sorta di liquefazione della forza conflittuale ,la prima alchè questa forza rimanente si scagli contro mille rivoli del Potere costituito.
Nel mondo in cui le forze centrifughe della globalizzazione accentrano sempre di più in mano di pochi il Comando qualsiasi sminuzzamento della entità contraente è un modo per calarsi le braghe,ed a protezione di ciò a giustificare questo c'è la loro democrazia.Abbiamo le possibilità tecniche per appropriarci di una democrazia partecipativa escludendo ogni fascia tricolore da indossare all'ennesima inutile inaugurazione.
Questo è il germe del tanto acclamato federalismo per cui chiamiamo governatore un semplice contabile a specchio dei ben più potenti Governatori americani che gestiscono uno Stato,si danno fondi illimitati a gentucola non per la gestione di chissà quale potere in realtà inutile ed insignificante ma per la continua alimentazione di un menagment nazionale del tutto fuori dallla realtà da almeno un ventennio.
Lo spacchettamento formale del Potere politico ha la stessa ragion d'essere della divisione dei sindacati o della individualizzazione del mercato-contratti del lavoro,questi ultimi servono ad una sorta di liquefazione della forza conflittuale ,la prima alchè questa forza rimanente si scagli contro mille rivoli del Potere costituito.
Nel mondo in cui le forze centrifughe della globalizzazione accentrano sempre di più in mano di pochi il Comando qualsiasi sminuzzamento della entità contraente è un modo per calarsi le braghe,ed a protezione di ciò a giustificare questo c'è la loro democrazia.Abbiamo le possibilità tecniche per appropriarci di una democrazia partecipativa escludendo ogni fascia tricolore da indossare all'ennesima inutile inaugurazione.
venerdì 6 aprile 2012
Alienazione e contestazione
La alienazione è ben lungi dal rimanere legata esclusivamente alle ore della vendita della mano d'opera così centrale nel conflitto sociale novecentesco,
la possibilità che entità non più riconducibili a fattori di produzione materiale siano divenute il mantra del Potere, condiziona indissolubilmente il nostro essere in tutta la sua espressione vitale,
il condizionamento inderogabile dell'azione legislativa delle entità statuali in considerazione delle dinamiche finanziarie globalizzate getta il divenire sociale in una realtà precaria ove ogni certezza cessa di esser tale ,ogni certezza è alienata al potere divinatorio dei mercati,
ogni individuo nella sua solitudine dell'uomo globalizzato disegnato dal liberismo si trova indissolubilmente legato all'interno di contingenze incontrollabili che permeano l'intero arco vitale,
sia diretto, nell'ottenimento di una occupazione e relativo salario dignitoso all'interno di una dialettica signore-servo nella storia moderna mai così inconciliabile fronte alle forze in gioco , dall'una universali nella oligarchia dei signori,dall'altra miseramente individuali nello smarrimento del servo perdutosi nello svanimento delle grandi narrazioni ,
sia indiretto trovandosi suo malgrado un mero ingranaggio all'interno della sovrastuttura che lo vuole dinamicamente portatore di messaggi e linguaggi legati al mercimonio senza fine.
Dir solo "basta" non serve a nulla, lo dimostrtano varie rappresentazioni e contestazioni, anche quella ben nota degli indignatos" spagnoli pur nella loro riformatrice articolazione dialettica hanno come principio il "basta" e si perdono nell'indifferenza del Potere che si trincera dietro la impossibilità operativa di fronte alle forze globalizzanti,
oppure le violente e legittime contestazioni localiste come ad esempio il "no-tav" che dicono "basta" settariamente alla espropriazione del bene pubblico diviene una singolarizzazione di fronte a forze che si pogono come oggetive, universali.
L'unico principio rimane quello di riuscire a mettere in discussione non l'attuale congettura ma l'intero comparto Capitalistico , perchè l'una è la inevitabile conseguenza dell'altra,
se pur si tornasse per grazia divina in uno stadio precedente il suo naturale sbocco rimarrebbe questa situazione attuale.
Purtroppo la ragione Storica che ha sempre considerato il sovvertimento di questo ed ha dato forza alle masse si è macchiata di atrocità dalle quali non si è stato in grado di porre un distinguo.....ma rimane l'unico piano di lettura del quale servirsi per dare realtà allo smarrimento generalizzato .
la possibilità che entità non più riconducibili a fattori di produzione materiale siano divenute il mantra del Potere, condiziona indissolubilmente il nostro essere in tutta la sua espressione vitale,
il condizionamento inderogabile dell'azione legislativa delle entità statuali in considerazione delle dinamiche finanziarie globalizzate getta il divenire sociale in una realtà precaria ove ogni certezza cessa di esser tale ,ogni certezza è alienata al potere divinatorio dei mercati,
ogni individuo nella sua solitudine dell'uomo globalizzato disegnato dal liberismo si trova indissolubilmente legato all'interno di contingenze incontrollabili che permeano l'intero arco vitale,
sia diretto, nell'ottenimento di una occupazione e relativo salario dignitoso all'interno di una dialettica signore-servo nella storia moderna mai così inconciliabile fronte alle forze in gioco , dall'una universali nella oligarchia dei signori,dall'altra miseramente individuali nello smarrimento del servo perdutosi nello svanimento delle grandi narrazioni ,
sia indiretto trovandosi suo malgrado un mero ingranaggio all'interno della sovrastuttura che lo vuole dinamicamente portatore di messaggi e linguaggi legati al mercimonio senza fine.
Dir solo "basta" non serve a nulla, lo dimostrtano varie rappresentazioni e contestazioni, anche quella ben nota degli indignatos" spagnoli pur nella loro riformatrice articolazione dialettica hanno come principio il "basta" e si perdono nell'indifferenza del Potere che si trincera dietro la impossibilità operativa di fronte alle forze globalizzanti,
oppure le violente e legittime contestazioni localiste come ad esempio il "no-tav" che dicono "basta" settariamente alla espropriazione del bene pubblico diviene una singolarizzazione di fronte a forze che si pogono come oggetive, universali.
L'unico principio rimane quello di riuscire a mettere in discussione non l'attuale congettura ma l'intero comparto Capitalistico , perchè l'una è la inevitabile conseguenza dell'altra,
se pur si tornasse per grazia divina in uno stadio precedente il suo naturale sbocco rimarrebbe questa situazione attuale.
Purtroppo la ragione Storica che ha sempre considerato il sovvertimento di questo ed ha dato forza alle masse si è macchiata di atrocità dalle quali non si è stato in grado di porre un distinguo.....ma rimane l'unico piano di lettura del quale servirsi per dare realtà allo smarrimento generalizzato .
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